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Progetto Nord Uganda_7: cooperazione allo sviluppo, villaggi e "drama"
Categoria: Sui sentieri del mondo
26_07_2010
Kalongo (vedi mappa)
Non è la giornata migliore per andare a visitare il progetto che ha visto la realizzazione di una strada di collegamento tra villaggi e realizzato, con la supervisione di CESVI, dalle comunità interessate.
Piove e ha piovuto forte per tutta la notte. Ci sono diversi colori dei fondi stradali fangosi: quello nero è il più temibile e, anche con una jeep, impraticabile. Dopo un paio di sbandate e un impantanamento decidiamo di proseguire a piedi. Meglio così ma anche a piedi non è facile.
Comunque raggiungiamo il ponte che sarà il luogo dell'intervista ad uno dei responsabili locali
della realizzazione. "Cash for works", così chiamano questi interventi: i 16 km di strada che attraversa il bush hanno visto la partecipazione di 8 gruppi di lavoro che hanno realizzato l'opera con una progressione ognuno di 1 km in 20 giorni. Un lavoro eseguito con strumenti semplici, senza mezzi di movimento terra. E così la strada è ultimata e aspetta solo camion pesanti che la consolidino. I gruppi hanno mantenuto la proprietà degli attrezzi (picconi e pale, carriole, stivali...) e ricevuto, come forma di pagamento, dei voucher spendibili in fiere dove si può acquistare ulteriori utensili, materiali necessari ai villaggi o sementi.
I gruppi di lavoro saranno anche responsabili della manutenzione della strada e il delegato, soddisfatto, ci dice che questa realizzazione aiuterà ad avvicinare le diverse comunità al mercato di Kalongo, ad intensificare i loro rapporti e lo scambio.
Ritorniamo sulla strada e ci fermiamo a Pacier, posta sull'incrocio con la strada per Pader: foto e registrazioni audio ci occupano sotto lo sguardo timoroso e curioso di frotte di bambini. Ma nello spiazzo del villaggio notiamo una moltitudine di persone raccolta all'ascolto di una persona: è un formatore di una Ong ci dicono. Non possiamo non far rilevare ai nostri accompagnatori che è la prima volta che troviamo così tante persone interessate. Pagano, è la risposta. Ci sono Ong che usano questa strategia: versano un "rimborso spese" ai partecipanti per farsi ascoltare e per dire loro delle urgenze o delle nuove abitudini che bisogna accogliere: sanitarie, alimentari e del rispetto dei diritti. E all'ombra di una capanna il solito gruppetto di uomini gioca a carte e beve alcolici.
Proseguiamo alla ricerca di altre storie e ci spostiamo verso nord ovest sino a raggiungere un villaggio che ci accoglie con canti e danze: il progetto riguarda il finanziamento, tramite micro credito, di una porcilaia e un campo-studio seminato a cipolle. Qui ritroviamo le piccole cose, dimenticate, legate ai nostri nonni che mantenevano un piede nel boom economico e uno nelle pratiche secolari dell'autosufficienza familiare, della cascina. Piccole cose che disegnano, in questo territorio, nuove strategie di scambio e valorizzazione dei vil
laggi e delle persone. Soprattutto delle donne. Sono loro il motore dell'iniziativa, lo si capisce.
Salvo rari esempi, sono le donne ad essere impegnate sul fronte alla lotta per la salute infantile e femminile, per il miglioramento delle condizioni alimentari, per generare economia di scambio e investimento. E questa lotta la portano avanti con abnegazione e dignità, consapevoli delle condizioni di partenza ed euforiche di questa occasione che stanno costruendo.
È così anche nel villaggio che ha acquistato una macina meccanica per la trasformazioni del raccolto in farina. Molte le donne che giungono con un catino pieno di granaglie.
Il responsabile del villaggio oltre che raccontarci delle regole e della partecipazione al lavoro ci parla di coscienza comunitaria, di reciproco aiuto, di assistenza al malato: con lo sguardo fisso ci parla dei malati di hiv/aids, dei problemi economici che sicuramente si supereranno con il prossimo buon raccolto. Si spera.
Ha una grande forza nelle parole, chiare e cariche di futuro: siamo circondati da capanne, donne e uomini, tanti bambini. Come un abbraccio: è difficile immaginarsi il dramma che li ha travolti sino a qualche anno fa. Probabilmente il villaggio era abbandonato e tutti i presenti gravitavano nel campo profughi sulle pendici del M.te Oret. Eppure tutti ci sono vicini come a dimostrare la voglia di ripartire, anche da una macina a motore. Con la forza delle parole, i movimenti delle teste che assecondano le parole del responsabile, con i sorrisi.
Riprendiamo la jeep per giungere ad un altro villaggio che ci aspetta anch'esso con canti e danze: è il villaggio che recentemente ha vinto il concorso per il miglior "drama". Sono degli attori!
Il "drama" è una modalità efficace per diffondere idee, diritti e, se volete, innovazione. È la televisione di questi villaggi: tutti lo usano. Per dire ai bambini di lavarsi le mani dopo le latrine, per aggiornare gli abitanti sull'utilizzo del pozzo e come mantenerlo. Oggi, il villaggio, ci rappresenterà il "drama" sui diritti delle vedove e il tutto in lingua acholi. Non facile seguire gli avvenimenti ma emozionante: tutti gli abitanti sono schierati attorno agli attori in ordine gerarchico; a noi vengono riservate le seggiole in posizione privilegiata sino ai bambini che ascoltano con bocca aperta e occhi sgranati.
Con Sam, il responsabile del progetto di Cesvi sui diritti della terra, si discute sul lavoro che si cela dietro ogni "drama": la selezione delle tematiche estraendole dai problemi che la comunità quotidianamente affronta, il coinvolgimento degli abitanti sul tema definito e la costruzione delle possibili soluzioni.
La povera vedova è dovuta entrare nella famiglia del fratello del defunto che l'ha privata di soldi e terra scatenando il contenzioso per la perdita di ogni diritto e la dipendenza completa dal maschio della nuova famiglia. E la cosa non va giù alla vedova. Ma fa niente: il cognato continua imperterrito nell'abuso cercando di vendere le terre. Che si fa? Fortunatamente il caso approda ai saggi del villaggio che si riuniscono e concordano che la vedova non può essere espropriata delle terre sancendo così il chiaro diritto di proprietà. Il cognato viene battuto dal vecchio saggio sulle terga e inghiotte il rospo accettando dolorante la decisione.
Applausi!
Ci prepariamo per partire per Pader.
A presto
Gianluca e Max
per l'articolo precedente del Progetto Uganda clicca:
Progetto Nord Uganda_6: a Kalongo al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital e sul M.te Oret


