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Perché Trek & Fotografia
Categoria: Eventi
Camminando e scoprendo uno spazio, un luogo, sono coinvolti tutti i nostri sensi. Un bosco, un deserto, una città non solo li vediamo, ma possiamo percepirli sulla pelle, sentirne gli odori, il suono. Visivamente, possiamo esplorarli con gli occhi in ogni direzione, passare in un istante da una visione di insieme a un dettaglio, voltarci richiamati da un rumore improvviso e metterne a fuoco l'origine.
La fotografia tradizionale (uso questo termine perché con altre forme di fotografia meno alla portata di tutti, come quella
VR,possiamo fornire almeno il senso della sfericità dello spazio), paragonata alla nostra esperienza sensoriale, ci permette in modo solo imperfetto e parziale di conoscere un luogo. La visione è bidimensionale, non ha odore, non ha sapore. La realtà percepita finisce ai margini dell'inquadratura, non è possibile andare oltre. È un attimo congelato, un istante (una istantanea appunto), privo dello scorrere del tempo che è una componente fondamentale della nostra visione.
Noi scegliamo il luogo e il momento dello scatto, ma la nostra visione viene interpretata e filtrata dal meccanismo della fotocamera, dal sensore, dall'obiettivo, che sottraggono gran parte delle nostre sensazioni. Eppure, per quanto imperfetta, la fotografia è (per ora) l'unico modo possibile per riportare a casa qualcosa di ciò che abbiamo vissuto, condividerlo con altri, fornirci un ricordo, rivivere un'esperienza. Lo strumento più immediato di documentazione e narrazione di un luogo.
La facilità con cui oggi, con il digitale, è possibile realizzare e condividere una fotografia - non solo con una fotocamera, ma anche con un telefono - è reso ancora più evidente dal fatto come durante i trekking organizzati all'Associazione, quasi la totalità dei partecipanti abbia nello zaino o alla cintura la propria macchinetta, da estrarre più o meno contemporaneamente davanti ai luoghi e agli scenari più affascinanti del percorso. Dalle parole scambiate, dai confronti avuti con chi fotografa, è però spesso uscita una sorta di frustrazione per il risultato ottenuto. In parte questo è inevitabilmente collegato al limite e all'imperfezione dello strumento di cui abbiamo parlato sopra, in parte invece il problema sta nella consapevolezza tecnica e linguistica di chi scatta la fotografia.
Il manuale di una fotocamera ci dice come cambiare la scheda di memoria, come caricare la batteria, come operare sulle funzioni e sui programmi. Non ci dice invece niente di come questi elementi tecnici possano essere combinati per tentare di avvicinare la fotografia a quell'insieme di sensazioni, a quel pathos, propri della realtà vissuta. Non ci dice niente del linguaggio, dell'alfabeto della fotografia - cioè di quell'insieme di elementi compositivi, la scelta del punto di vista, la distribuzione degli elementi inquadrati, la luce, la focale, che se usati consapevolmente e creativamente ci possono permettere di ottenere immagini ricche, stimolanti, per quanto possibile più vicine all'essenza del luogo e dell'esperienza vissuta, ugualmente evocative anche per chi quei luoghi li vede solo attraverso le immagini da noi realizzate.
Questa capacità di vedere e trasformare in un'immagine fotografica un'esperienza visiva non la si acquista purtroppo insieme alla macchina, sofisticata o meno che sia, ma è inevitabilmente il prodotto di un processo formativo e sperimentale da portare avanti con passione, curiosità e continuità.
Nei confronti avuti con
È sulla base di questa elaborazione, che nasce il progetto trek e foto, per ora su due livelli, uno dedicato con il Workshop di Base
all'alfabetizzazione sia tecnica che linguistica, l'altro ai Phototrek tematici orientati allo sviluppo delle capacità di osservazione sia individuali che collettive, attraverso la scelta di percorsi stagionali che possano offrire opportunità ai partecipanti di misurarsi liberamente con un territorio e gli stimoli visivi che è in grado di produrre. Per i phototrek in particolare il percorso segnato dal progetto vuole compiersi in due modi: con intenti documentativi, attraverso una preparazione precedente al trekking, un momento conoscitivo del luogo scelto tale che permetta di identificare poi sul campo le emergenze, gli elementi connotativi culturali, naturali, antropologici del percorso; l'altro intento invece è quello interpretativo, della sorpresa, della suggestione, della meraviglia, un modo di approcciare visivamente il percorso più empirico, strettamente personale, che può arrivare a risultati molto interessanti e sorprendenti, soprattutto se la narrazione di un trekking avviene con il contributo corale di tutti i partecipanti, frutto di tante interpretazioni personali e di tanti punti di vista diversi.
Il prossimo passaggio, lo sviluppo di questi percorsi, non può che essere quello della condivisione, della circolazione delle immagini realizzate - attraverso la carta, mostre, internet - in modo che diventino per tutti gli associati non solo patrimonio di conoscenza comune dei luoghi fotografati, ma esse stesse elementi di crescita e di alfabetizzazione per chi voglia intraprendere con interesse e passione questo percorso verso una maggiore capacità di comunicare attraverso una immagine fotografica.
In definitiva, la realizzazione di un laboratorio permanente sul documentare e sul narrare lo spirito dei luoghi attraverso i quali abbiamo camminato.
Max Franceschini
Corso di fotografia di base - 10ª edizione, 26/27/30 maggio 2012
Progetto Trek & Fotografia 10ª edizione: al Parco del Curone


