Equipaggiamento
Per intraprendere una escursione senza problemi bisogna avere un equipaggiamento adeguato.
In alcuni trek diversi elementi di equipaggiamento come tende, piccoli fornelli,
racchette da neve con bastoncini e ghette vengono forniti in uso gratuito dall'Associazione.
Da definire il titoletto
Scarponi
Zaino
Bastoni da trekking
Racchette da neve
Tenda
Piccolo fornello
Sacco a pelo e sacco lenzuolo
Materassino
Pentole e posate
Pronto soccorso
Il risultato di un'escursione è determinato in buona parte dalle calzature
Molti passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni in questo settore. Si è cercato soprattutto di realizzare una scarpa più leggera possibile senza perdere in robustezza e resistenza. Lo scarpone può essere “costruito” con diversi materiali, si va dal cordura al più classico cuoio (tutte le scarpe possono avere degli inserti di materiale traspirante/impermeabile, Gore-Tex®, Sympatex®, ecc.).
Molto importante la suola, di cui esistono numerosi modelli, con battistrada più o meno scolpiti (Vibram®, Skywalk®). Nella parte posteriore della suola sono inseriti "polimeri" e cuscinetti d'aria per attutire l’impatto del tacco col terreno, dissipando l'energia d'urto e riducendo i rischi di infiammazioni ai tendini, i carichi gravanti sull'anca e sulla schiena e l'affaticamento generale. Molte pedule adottano comodi plantari anatomici intercambiabili, igienici e che si asciugano in tempi brevissimi.
C’è chi ancora preferisce il vecchio scarpone, sostenendo che la scarpa deve essere "bella solida e pesante", altrimenti non è buona. E' un convincimento sbagliato, o perlomeno molto relativo. Se lo scarpone da 1,5 chilogrammi va bene in alta quota, su neve e ghiaioni, è da ritenersi inutile e controproducente sui tranquilli sentieri frequentati dai nostri trek. Una pedula da 500 grammi che avvolge la caviglia e magari consente una discreta traspirazione è molto più adatta. Il peso portato in più sul piede alla lunga è molto dannoso per le gambe a livello tendineo-muscolare.
Esiste la pedula giusta per ogni situazione:
alta montagna con presenza di neve: è meglio scegliere modelli più rigidi, con collo alto, suola ben scolpita e tomaia impermeabile.
climi caldi o quote basse: è d’obbligo preferire modelli di scarpone traspiranti, che permettono cioè di far uscire il sudore e di far espirare bene il piede, altrimenti arrivano arrossamenti e vesciche
Il materiale può essere a scelta in pelle, nabuk, Cordura® e, se si vuole una
scarpa attuale con garanzia sull'impermeabilità, con l’interno in Gore-Tex®.
In commercio esistono molte marche che propongono numerosi modelli: uno dei consigli
che caldeggiamo è quello di rivolgersi ai negozi consigliati dall'Associazione o
comunque dove ci siano commessi esperti del settore.
Un piccolo segreto è quello di dedicare tempo all'acquisto, capire l'uso che se ne dovrà
fare e gli ambienti che si frequenteranno: lo scarpone va provato indossandolo su tutte
e due i piedi, con calze tecniche e utilizzando il "ponticello" (struttura a ponte con sagome)
più volte per accorgersi di eventuali attriti.
Un’ultima considerazione: mai partire per un trekking con le scarpe nuove.
Pur garantendo una facile adattabilità, le moderne pedule vanno usate un po’
per adattarle al piede ed eventualmente anticipare gli arrossamenti con il classico
ed intramontabile cerotto di tela.
Dopo le scarpe è lo zaino il protagonista delle nostre escursioni, la nostra "casa viaggiante" che deve servire nel modo più funzionale. Le ditte specializzate ne producono di ogni genere, per tutti i gusti e le tasche. La scelta del modello dipende dalle nostre intenzioni: che trekking vogliamo affrontare, di un giorno o itinerante di più giorni? Questa prima condizione è importante nella scelta dello zaino: partire con uno zaino troppo grande per una gita di un giorno è inutile, questo si può rivelare ingombrante e fastidioso; si avrà inoltre la tendenza a riempirlo, aumentandone così inutilmente il peso. Viceversa, cercare di far stare dentro un piccolo zaino materiale per una marcia di più giorni può creare problemi di organizzazione dello spazio.
E’ importante quindi scegliere la dimensione dello zaino prima della partenza:
per uno o due giorni può bastare un 25/35 lt., per più giorni servirà un 45/60 lt.
Sono da preferire modelli semplici, leggeri, in materiale resistente (ad esempio in Cordura®),
con: basto anatomico ben imbottito e arieggiato con un'apposita intercapedine; spallacci che
non bloccano i movimenti delle braccia e che, in alcuni modelli attagliati per donne,
piegano sotto l'ascella senza coinvolgere la zona del seno; asola poggiamani; fascia
pettorale; tasche laterali (in una, ad esempio, si può mettere la borraccia); tasca
superiore, di chiusura, in cui riporre le cose più fragili e di uso immediato
(gli occhiali da sole, l’altimetro, ecc.); fascia ventrale larga e imbottita
che consente, agganciata alla vita durante la marcia, di distribuire il carico
in maniera ottimale.
Per quanto riguarda l'interno, è utile avere delle tasche interne
(alcuni modelli hanno anche l'apposito vano per sacca re-idratante) e
la separazione dell’interno in due zone distinte: una superiore apribile
dall’alto, una inferiore cui si accede mediante una cerniera lampo
posteriore per evitare di dover svuotare tutto lo zaino per raggiungere
quanto abbiamo posto in fondo.
Lo zaino va preparato con cura separando in sacchetti di plastica gli
indumenti, il cibo, gli oggetti. Questo accorgimento aiuterà anche a
proteggere il contenuto dallo zaino in caso di pioggia. Esistono
comunque in commercio ottimi coprizaino, a volte addirittura integrati
nello zaino stesso, che però spesso non bastano.
Limitatevi all’essenziale portando con voi le cose strettamente utili al trekking! Durante il trek lo zaino deve poggiare bene su entrambe le spalle e aderire correttamente alla schiena: uno zaino pesante o penzolante è spesso motivo di affaticamento e di sofferenza durante l’escursione. Non utilizzate i sacchi a tracolla perché sono scomodi, poco capienti e possono causare la perdita di equilibrio.
Un'ultima indicazione su come distribuire i pesi all'interno dello zaino: inserire gli oggetti più pesanti in basso e vicino allo schienale e via via gli altri favorisce un buon bilanciamento.
Un tempo non ci credeva nessuno, ma è provato che i bastoni da trekking sono veramente utili per camminare in montagna. Permettono di scaricare il peso dello zaino e del corpo su quattro punti, invece che due, migliorano la sicurezza in discesa e fanno risparmiare il 30% della fatica. Permettono inoltre di coinvolgere nell'esercizio fisico anche gli arti superiori: infatti sui bastoni da trekking si può eseguire lo sforzo per la progressione in salita con beneficio per pettorali, deltoidi e bicipiti.
Si trovano in tante versioni: telescopici, a due o tre segmenti, fissi. I migliori sono quelli a tre segmenti, con la punta in vidiam, perché si possono ritirare sullo zaino quando non servono. Attenzione alle punte: possono essere pericolose, specie quando riponiamo i bastoni nello zaino. Copriamole con gli appositi tappi e, se leghiamo i bastoni all'esterno dello zaino, facciamolo con le punte rivolte verso il basso.
Ideate per rendere più ampia la superficie plantare e quindi poter camminare sulla neve senza affondarvi. Imparare ad usarle è semplice. Le racchette da neve, chiamate anche ciaspole, consentono un approccio "a passo d'uomo" alle distese innevate, adatto a chi percorre itinerari invernali con l'occhio attento del naturalista, tra boschi e bianche distese dall'eccezionale fascino. Molte ditte producono racchette da neve e c’è stata una grande evoluzione di forme e materiali, cosicché non è facile orientarsi e scegliere un attrezzo adatto alle proprie esigenze, anche in considerazione della grande differenza di prezzo che esiste tra i modelli presenti sul mercato. Conviene per l'acquisto rivolgersi ai negozi consigliati.
Fare trekking con la tenda significa sicuramente avere un notevole peso
in più nello zaino, ma al tempo stesso garantisce un modo di viaggiare completamente
diverso da quello che prevede le soste in rifugi e bivacchi: più libero e spontaneo,
a contatto diretto con l’ambiente naturale.
Nei trek dell'Associazione viene fornita una tenda “3 stagioni”: funzionale, robusta,
resistente alle azioni atmosferiche non estreme, con un giusto rapporto di leggerezza
e una sufficiente ventilazione per evitare il problema della condensa interna.
E' una tenda autoportante, cosiddetta a “igloo”, la più apprezzata in quanto
più confortevole e più facile da montare. Non necessita in caso di normale
utilizzo dell’uso dei picchetti: ha una struttura “geodetica” ad archi incrociati,
che ha il grande vantaggio di essere particolarmente resistente e spaziosa.
Le tende dell'Associazione vengono utilizzate in più occasioni e in differenti
trek ed è quindi molto importante la loro manutenzione e cura durante l'utilizzo.
Vogliamo darti alcuni consigli:
alla mattina conviene aspettare che i teli si asciughino prima di piegarli e riporli nello zaino: si evita così la formazione di muffe, preoccupanti insidie per durata e le prestazioni di qualsiasi tenda;
dopo l’uso è buona cosa lasciare i teli della tenda il più possibile arieggiati;
la paleria deve essere sempre pulita e nel montaggio i singoli segmenti non vanno forzati nella ricerca di una eccessiva curvatura.
una veloce pulitura dell'interno permette di ripiegarla e farla trovare pulita al prossimo utilizzo.
In alcuni trek, quelli in piena libertà, l'Associazione fornisce ai
soci un piccolo fornello a gas, leggero, facile da trasportare, scomponibile,
pratico da usare e dotato di piccoli contenitori per scaldare vivande o liquidi.
La leggerezza e la compattezza sono fattori importanti perché eliminano problemi
di ingombro, dal momento che è più facile sistemare nello zaino tanti oggetti
piccoli piuttosto che uno solo grosso. La qualità principale che deve avere un
fornello è l’affidabilità in ogni condizione d’uso: deve funzionare in piena
efficienza sia con basse temperature che con un alto tasso di umidità.
Per mantenere queste qualità si richiede ai soci che lo utilizzeranno di
effettuare una efficace pulizia prima di riconsegnarlo all'Associazione.
Il sacco a pelo diventa "il letto" del trekker che pernotta in tenda
o in un bivacco. Il sacco a pelo deve essere leggero e caldo, evitare la
dispersione del calore corporeo, essere di minimo volume e resistente.
Consigliamo il sacco "a mummia", con cappuccio unito al sacco, l'imbottitura
in piumino d’oca o di anatra, leggera e isolante, oppure di materiale s
intetico (poliestere, poliammide, ecc.).
Sul mercato esistono diverse categorie che mettono in evidenza il comfort
a diverse temperature. Proponiamo, per i nostri trek, due livelli differenti di comfort:
sacco a pelo con temperatura comfort (da +15° a -10°)
sacco a pelo con temperatura comfort (da +20° a +0°)
la differenza tra le due proposte considera le situazioni climatiche dei nostri trek:
chiedi alla sede organizzatrice quale temperatura incontrerai durante il trek.
Per chi intende fare a meno delle tenda e vuole dormire sotto le stelle, il contenuto
del sacco deve essere sostanzioso, o magari a strati differenziati. In queste occasioni
conviene l'uso del copri-sacco, che protegge dall’umidità e dalla pioggia. In alcuni
rifugi portare il sacco a pelo vuol dire garantirsi calore e igiene.
In molte strutture ricettive (rifugi, gîte d'etape, ostelli) è necessario avere
con sé il sacco-lenzuolo: può essere un semplice lenzuolo matrimoniale cucito
su due lati o un sacco in seta in vendita nei negozi consigliati.
La differenza tra queste due soluzioni è nel peso: valutate voi cosa conviene.
Quando si dorme con il sacco a pelo, in tenda o in un bivacco, diventa
assai utile avere un materassino. Questo può essere una semplice stuoia in materiale
pressurizzato a cellule chiuse (peso intorno ai 250 grammi) per assicurarsi un totale
isolamento dall’umidità del terreno e una parziale attenuazione delle asperità.
Per aumentare il comfort e l'isolamento dal terreno freddo, si possono utilizzare
anche materassini gonfiabili o autogonfiabili; molto delicati, è consigliabile
non gonfiarli mai al massimo, per permettere all’aria dei cilindri o degli
scomparti di adattarsi al peso del corpo.
Esistono in commercio dei set completi di pentole, fornelli, piatti,
pinze per le pentole quando scottano; tutti i componenti possono essere montati a
incastro uno sull’altro, in modo da occupare, alla fine, uno spazio contenuto.
Le pentole è bene siano in acciaio, perché l’alluminio, anche se molto più leggero,
ha la tendenza a produrre ossidi e polvere per gli attriti dello sfregamento durante il trasporto.
I piatti possono essere in plastica. Per quanto riguarda le posate vanno bene
anche quelle usate normalmente in casa. In commercio esistono comunque set di
posate pieghevoli in alluminio che comprendono cucchiaio, coltello, apribottiglie e apriscatole.
Sia che si effettui un trek di pochi giorni oppure un trek impegnativo di più giorni,
magari in luoghi poco frequentati o con scarsa assistenza sanitaria, è indispensabile
portare con sé un piccolo pronto soccorso.
La difficoltà è sempre quella di sapere quali e quanti farmaci portare,
per evitare di lasciare a casa quelli veramente necessari.
Innanzitutto
dipende dalla durata dell’escursione e dai luoghi in cui ci rechiamo.
Dovendo portare tutto nello zaino, sarà bene che il set di pronto soccorso
sia poco ingombrante e leggero, contenuto in una confezione robusta,
impermeabile, in modo da non rovinare farmaci e garze e da non appesantirci;
il peso totale non dovrebbe superare infatti i 300-400 grammi.
Non possiamo
pretendere in tal modo di usare le confezioni in commercio: occorreranno
piccoli flaconcini per i disinfettanti, due o tre rotoli di garza, riposti
in contenitori di plastica, cotone idrofilo, cerotti anti-vesciche,
confezioni di punti adesivi sterili, forbici e pinzette piccole. I medicinali
devono essere ridotti al minimo indispensabile, 4-5 compresse per tipo:
analgesici per dolori da traumi, cefalee, ecc., antispastici per dolori a
ddominali, antinausea, antidiarroici, analettici, colliri, antipiretici.
Elenchiamo i problemi fisici più comuni che si affrontano nella pratica del
trekking, con brevi consigli su come fronteggiarli ed alcune tecniche di primo soccorso:
per quanto riguarda le ferite, si possono avere emorragie più o meno abbondanti. Dopo aver opportunamente lavato la ferita con acqua e disinfettato, si tampona la fuoriuscita di sangue in sede o apponendo un laccio emostatico a monte della ferita, e quindi si fascia il tutto con garza o un fazzoletto;
nel caso di trauma distorsivo, cioè dove non è avvenuta una fuoriuscita permanente dei capi articolari, è consigliabile l’applicazione sulla zona interessata di ghiaccio o acqua fresca, posizionando l’arto in riposo;
le punture di insetti sono altrettanto fastidiose. Oltre a una reazione locale, in rari casi possono procurare dei veri e propri shock.
L'urgenza viene risolta con un impacco di Amuchina sulla zona interessata, mantenendo inumidita la garza costantemente;riguardo alle vesciche e piaghe che facilmente si possono formare sui piedi durante il cammino, le prime vanno prevenute con calze e scarpe adeguate.
Se sappiamo di esserne soggetti, appena avvertito l’arrossamento, è utile posizionare sulla parte una piccola porzione di cerotto in tela.
Se l'arrossamento si è già tramutato in vescica si possono utilizzare gli appositi cerotti siliconici in vendita nelle farmacie facendo attenzione a non toglierli sino a quando la pelle sulla parte interessata si è riformata.


